Amarone della Valpolicella: l’altro passito

L’Amarone della Valpolicella DOCG è un affascinante passito secco da uve rosse prodotto in provincia di Verona.

Celebre per la sua struttura e la grandissima complessità aromatica che lo rendono un vino gastronomico ma anche da meditazione.

Appunti di storia

La presenza della vite nel veronese risale al medio Eocene (40 milioni di anni fa) come dimostrano i reperti di Ampelidee fossili (ampelophyllum spp) portati alla luce nel 19° secolo nella “pesciaia” di Bolca. 

Ma sono i Romani a valorizzare il vino prodotto in questo areale: il “Retico”, vino lodato per le sue qualità da Columella, Svetonio e Plinio il Vecchio e molti altri.

Nel VI° secolo d.C. un vino da uve appassite, l’Acinaticum (o Acinatico), viene definito da Cassiodoro nelle sue epistole scritte per conto del re ostrogoto Teodorico:

 “regio per colore… denso e carnosoporpora bevibile di soavità incredibile”.

Nel Medio Evo e nei secoli successivi la coltivazione della vite in Valpolicella è una attività importante ma scarsissime sono le informazioni sull’Amarone.

Nell’areale si produce un vino passito dolce: il Recioto che talvolta, per dimenticanza o errore, “scappa” al controllo fermentativo e in loco è definito “Recioto scapà”.

La leggenda narra che, nel 1936, a seguito dell’assaggio di un “Recioto scapà”, Adelino Lucchese, capo cantina della Cantina Sociale Valpolicella, avrebbe esclamato: “Questo non è un amaro, è un Amarone!”.

La più vecchia bottiglia rinvenuta è del 1939, prodotta la Cantina Sociale Valpolicella, col nome in etichetta “Amarone” qualificato Extra, ora è custodita dalla Cantina Sociale di Negrar.

La commercializzazione inizia nel 1953.

Iter legislativo

La DOC viene riconosciuta nel 1968 per i vini: “Valpolicella” anche classico e “Recioto della Valpolicella” anche asciutto, nel 1976 viene aggiunta la tipologia “Recioto della Valpolicella Amarone” che diventa nel 1990 “Amarone della Valpolicella DOC”.

Nel 2010 vengono licenziati quattro Disciplinari, in sostituzione dei precedenti, per le DOC “Valpolicella” e “Valpolicella Ripasso” e due con l’attribuzione delle DOCG ai vini “Amarone della Valpolicella” e “Recioto della Valpolicella”.”

Perché Amarone?
Accrescitivo di amaro, ma non nell’accezione della parola che indica un sapore sgradevole oppure una malattia del vino, ma nell’identificare un vino secco, senza residuo zuccherino.

Stralcio del Disciplinare (agg. 2023)

La DOCG “Amarone della Valpolicella” è riservata alle seguenti tipologie:

  • Amarone della Valpolicella” designabile anche con i riferimenti “classico” e “Valpantena” e con la specificazione “riserva“,

può essere utilizzata la menzione “vigna”, purché siano rispettate le condizioni stabilite del Disciplinare

Base ampelografica:
  • Corvina Veronese (Cruina o Corvina) e/o Corvinone dal 45% al 95 %;
  • Rondinella dal 5% al 30%.

Possono concorrere fino ad un massimo del 25% vitigni ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona:

  • a bacca rossa non aromatici nella misura massima del 15%, con un limite massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato;
  • a bacca rossa classificati autoctoni per il rimanente quantitativo del 10% totale.
Zona di produzione delle uve

La zona di produzione comprende la zona pedemontana che si estende dal lago di Garda fino quasi ai confini della provincia di Vicenza. Nel dettaglio:

  • Amarone della Valpolicella: comprende in tutto o in parte i territori dei comuni di: Marano, Fumane, Negrar, S. Ambrogio, S. Pietro in Cariano, Dolcè, Verona, S. Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Cazzano di Tramigna, Grezzana, Pescantina, Cerro Veronese, S. Mauro di Saline e Montecchia di Crosara;
  • Amarone della Valpolicella Valpantena: comprende i territori del comune di Grezzana e anche alcune frazioni di Verona (tre le quali Marzara, Quinto, Poiano);
  • Amarone della Valpolicella Classico: comprende i territori dei comuni di Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio, S. Pietro in Cariano.
Annotazioni tecniche

La resa massima di uva è stabilita in 12 tonnellate per ettaro e quella delle uve in vino finito non deve essere superiore al 40%.

Il sistema di allevamento è esclusivamente quello a spalliera o a pergola veronese inclinata mono o bilaterale.

Vige l’obbligo di cernita delle uve in vigneto mettendo “a riposo un quantitativo di uve non superiore al 65% della produzione massima ad ettaro”, mentre la differenza entra nell’uvaggio delle DOC “Valpolicella” e “Valpolicella Ripasso”.

L’appassimento delle uve deve avvenire in ambienti idonei e può essere condotto anche con l’ausilio di impianti di condizionamento ambientale escludendo sistemi di deumidificazione operante con l’ausilio del calore.

Le uve dopo l’appassimento devono assicurare un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 14% vol. La vinificazione deve avvenire non prima del 1° dicembre dell’anno di vendemmia.

Il grado alcolico dell’Amarone deve rispondere alle seguenti caratteristiche: 

Zuccheri residui massimi totali: 9 g/l in presenza di un titolo alcolometrico effettivo di 14% vol.; sono consentiti ulteriori 0,1 g/l di zuccheri residui per ogni 0,10 % vol. di titolo alcolometrico effettivo oltre i 14 % vol. e fino ai 16 % vol., e 0,15 g/l di zuccheri residui per ogni 0,10 % vol. di titolo alcolometrico effettivo oltre 16% vol.”.

L’estratto secco netto minimo è di 28 grammi/litro mentre per la specificazione “Riserva” di 32 grammi/litro.

Tempi di immissione al consumo

L’immissione può avvenire solo dopo un invecchiamento minimo due anni, con decorrenza dal 1° gennaio successivo all’anno di vendemmia, per tutte le tipologie ad eccezione per la specificazione “Riserva” che prevede almeno quattro anni con decorrenza dal 1° novembre dalla vendemmia.

I terreni

La particolare geologia, che caratterizza tutte le formazioni vallive, che solcano a forma di ventaglio i monti Lessini (andamento Nord-Sud), ha permesso il formarsi di diverse tipologie di terreni, che si possono raggruppare:

  • terreni rossi e bruni posti a monte del terrazzo che unisce Sant’Ambrogio a Parona. Suoli abbastanza leggeri, ricchi di scheletro, che si prestano per la coltivazione della vite con produzione di vini sapidi, caldi, profumati;
  • terreni argillosi rossi su calcari eocenici diffusi nel fondovalle sia della Valpolicella classica sia della Valpantena, atti a produrre vini corposi, strutturati e longevi;
  • terreni bruni, argillosi su marne cretacee diffusi nella parte più alta della zona del Valpolicella Classico. Suoli fertili, profondi in grado di originare vini ricchi di profumi e di sapori, longevi;
  • terreni rossi, compatti, posti su basalti di origine vulcanica situati nelle alte valli di Marano e di Negrar vocate per la produzione di vini pregiati;
  • terreni biancastri, molto calcarei (Biancone e Scaglia) posti sui rilievi collinari delle vicine valli di Marcellise, Mezzane e Illasi abbastanza profondi e freschi. Terre per vini molto sapidi, ricchi.

I vitigni

Corvina Veronese: vitigno a bacca rossa dall’origine sconosciuta, forse autoctono del Garda veronese. La varietà ha buona vigoria, germogliamento tardivo e maturazione medio tardiva, è sensibile alle malattie fungine, al marciume acido, allo stress idrico. Grappolo medio, cilindrico piramidale, alato e acino medio, ellissoidale con la buccia blu-nera, spesa e pruinosa. La analisi genetiche avrebbero evidenziato: la Corvina è una varietà distinta del Corvinone, parente del Refosco del Peduncolo rosso e nipote del Marzemino (Grando et al., 2026, Vouillamoz et al. 2012). Vinificato in purezza si ottiene un vino dal colore rosso rubino con riflessi violacei, acidulo, un po’ tannico. 

Corvinone: vitigno a bacca rossa, nel passato confuso con la Corvina e iscritto solo nel 1993 nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite. Varietà dalla vigoria buona e produttività costante, è sensibile alle malattie fungine, alla botrite e marciume acido. Grappolo medio-grande, piramidale, alato, acino grande, ellissoidale con la buccia blu scura, spessa e pruinosa. Vinificato in purezza dà vini dal colore rosso rubino, con profumi intensi, fruttati, a volte speziati, buona struttura e tannicità.

Rondinella: vitigno a bacca rossa, citato per la prima volta nel 1882 dal Paronetto nella sua “Monografia agricola della provincia di Verona”. Varietà con una buona resistenza alle principali malattie fungine, alle crittogame e allo stress idrico. Grappolo medio-grande, piramidale, acino sferoidale, di media grandezza, con buccia molto pruinosa di colore nero-violaceo. Sarebbe una lontana parente della Corvina Veronese. Vinificata in purezza, il vino ha un colore rosso rubino dai profumi intensi, con una discreta acidità, poco alcolico e tannico.

Tra le varietà autoctone si citano: Molinara, Dindarella, Oseleta, Rossignola, Forsellina e Negrara.

Note di degustazione

Ca’ Rugate, Amarone della Valpolicella Classico Riserva DOCG, Cima Caponiera, 2018

Uvaggio: Corvina 45%, Corvinone 40% e Rondinella 15%.  Vendemmia manuale in cassette, appassimento in fruttaio, affinamento in botti di rovere da 2.000 ettolitri per 4 anni. 

Colore rosso granato con note di piccoli frutti di bosco (mirtillo, ribes nero), ciliegia, sentori speziati e balsamici. In bocca equilibrato, morbido, lungo ed elegante, leggermente sapido.

Trabucchi d’Illasi, Amarone della Valpolicella DOCG, 2015

Uvaggio: Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella, Oseleta. Vigneti in coltivazione biologica, vendemmia manuale, appassimento in fruttaio per circa due mesi, affinamento in barriques di rovere francese.

Rosso granato, bouquet di frutti rossi e neri maturi e ciliegia sotto spirito, note speziate, di vaniglia e cioccolato, al sorso equilibrato, etereo, con una leggera nota acida che lo rende gastronomico.

L’azienda Trabucchi d’Illasi è stata acquisita nel 2024 dai fratelli Luca e Michele Dal Forno (figli di Romano Dal Forno), che nel 2020 hanno intrapreso un percorso enologico indipendente dalla celebre cantina di famiglia. Attualmente commercializzano i vini con due marchi: Trabucchi e Comaroto. Il vino degustato è della precedente gestione.
Dal Forno Bros, Amarone della Valpolicella DOCG, Camaroto, 2021

Uvaggio: Corvina, Corvinone, Rondinella, Oseleta e Croatina. Vendemmia manuale tardiva, appassimento di circa 3 mesi in grandi locali aperti con ventilazione controllata, affinamento di 24 mesi in barrique nuove, poi 24 mesi in bottiglia.

Rosso granato intenso dai sentori importanti di piccoli frutti neri (mirtillo, mora, ribes nero), empireumatici (cioccolato, tabacco) e leggere note vanigliate, ampio al sorso, elegante, vellutato, fresco, vibrante, lungo. Un Amarone sorprendente per la sua opulenza e profondità.

Az. Massimago, Amarone della Valpolicella DOCG, Conte Gastone, biologico, 2019

Uvaggio: Corvina, Corvinone, Rondinella. Vendemmia manuale, appassimento in fruttaio, affinamento in tonneaux per 2 anni e poi sosta in bottiglia per 12 mesi.

Rosso rubino carico, all’olfatto note di ciliegia rossa matura e piccoli frutti rossi, al sorso è polposo, sapido con tannini vellutati.

Az. Massimago, Amarone della Valpolicella DOCG, biologico, 2018

Uvaggio: Corvina 65%, Corvinone 30%, Rondinella 5%. Vendemmia manuale, appassimento in fruttaio per circa 100 giorni.

Rosso rubino, al naso intensi profumi di frutta matura (prugna, mirtillo) e note speziate (pepe nero) al sorso è intenso, espressivo ed equilibrato,

Cantina Montenigo, Amarone della Valpolicella, DOCG, , biodinamico Demeter, 2019

Uvaggio: Corvina, Rondinella, Corvinone, Molinara e Oseleta. Vendemmia manuale, appassimento per 80 giorni in fruttaio, affinamento in botticelle per 36 mesi.

Coloro rosso rubino, al naso sentori di frutta rossa matura (ciliegia, ribes) e note speziate e boisé, in bocca etereo, buon equilibrio, leggermente tannico, vellutato.

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