Passeggiando tra gli stand di Slow Wine Fair, il vessillo pirata, teschio bianco e due bottiglie incrociate su sfondo nero con la scritta “Bordeaux Pirate”, esposto davanti a una decina di postazioni di produttori francesi, ha sollevato interesse.
Quindi, l’unica opzione per comprendere il motivo della bandiera, era di avvicinarsi ai banchi d’assaggio per chiedere informazioni e degustare i vini.
Bordeaux Pirate?

Bordeaux Pirate è un’associazione il cui nome completo è “Union des Vignerons Bordeaux Pirate”, il cui obbiettivo, come cita il sito è:
“di unire e promuovere i viticoltori indipendenti, le cantine cooperative o i commercianti di vino della Gironda che adottano un approccio cosiddetto “pirata”.
L’approccio “pirata” si può sunteggiare in: viticoltura sostenibile, innovazione, recupero di vitigni dimenticati e una strategia di mercato alternativa.
Elemento imprescindibile per gli associati è la tutela dell’ambiente, sia in vigneto che in cantina utilizzano le tecniche e i principi dettati dalle pratiche biologiche e/o biodinamiche.
Altro fattore importante è quello di rigenerare la biodiversità attraverso il recupero di varietà locali abbandonate, favorendo la produzione di vini innovativi, originali e di qualità, che per le loro peculiarità non rientrano nelle regole definite dalle AOP.
Ulteriore punto che “Bordeaux Pirate” persegue è “innovare e reinventare il vino di Bordeaux” dal vigneto alle pratiche commerciali, evitandone la commercializzazione attraverso la media e grande distribuzione.
Quando si parla di innovare i vini di Bordeaux vuol dire contrastare il “Bordeaux bashing”, termine usato per indicare la disaffezione ai vini bordolesi in Francia.
Perché questa disaffezione?
I motivi principali di questo disamore si possono individuare:
- nello stile dei vini: i consumatori francesi li ritengono prevedibili, omologhi, troppo tannici e legnosi e con eccessivo un lungo affinamento. Oggi il mercato privilegia vini più facili alla beva e innovativi;
- nella percezione di un vino elitario, dai prezzi elevati, in particolare i per i Grand CRU, destinati a un’élite di collezionisti e speculatori;
- nella poca attenzione all’ambiente e poca propensione dei produttori ad una conversione biologica delle produzioni.
Tutto questo ha portato i consumatori e gli addetti al settore alla disaffezione dei vini del bordolese e alla nascita di movimenti e associazioni, che hanno come obbiettivo contrastare “Bordeaux bashing”.
Tra queste associazioni, ognuna con compiti diversi, si annoverano oltre a Bordeaux Pirate anche Terre de Vignerons, Conseil Interprofessionnel du Vin de Bordeaux (CIVB) e singoli vignaioli che puntano su vinificazioni innovative (vinificazioni senza solfiti uso di anfore, vitigni in purezza).
I vini degli associati Bordeaux Pirate vengono valutati annualmente da una giuria indipendente. Criteri per l’ammissione: certificazione biologica o in conversione biodinamica e innovativi.
Se meritevoli possono fregiarsi della qualifica:
• “Bordeaux Pirate" per i vini che , pur essendo innovativi, rimangono all’interno delle AOP,
• “Pirate Cuvée" per i vini senza indicazione geografica, etichettati come Vin de France.












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