Il Verro: l’autoctono nel bicchiere

Tra i produttori della Campania presenti a Slow Wine Fair, l’interesse è stato catturato dall’Azienda Agricola Il Verro, importante realtà vitivinicola casertana nota per il recupero di varietà autoctone quasi scomparse.

Allo stand il titolare Cesare Avenia ha illustrato la filosofia e gli obbiettivi della cantina.

La Cantina, ha spiegato il sig. Avenia, è dedicata alla produzione di vini monovarietali biologici (certificata nel 2017) di alta qualità vinificando unicamente uve da vitigni autoctoni: Coda di Pecora, Pallagrello Bianco, Pallagrello Nero, e Casavecchia.

L’Azienda ha avuto il merito di credere nelle potenzialità enologiche del Coda di Pecora, salvandolo dall’estinzione e favorendo la sua iscrizione nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite nel 2023.

Il Verro risulta, inoltre, essere l’unica azienda che vinifica in purezza il Coda di Pecora, nelle tipologie fermo e spumante.

L’Azienda

La superficie vitata è di circa 5 ettari situata sulle pendici del Monte Maggiore, nell’alto casertano, ad un’altezza di circa 330 metri s.l.m.

I vigneti hanno un’esposizione Sud/Sud-Est e beneficiano di una forte escursione termica.

I terreni sono di origine vulcanica, costituiti prevalentemente da silice, sodio e potassio, poveri di calcio e magnesio, formatisi dalla solidificazione del magma eruttato dal vulcano Roccamonfina, la cui attività è cessata 50.000 anni fa.

Il suolo e le escursioni termiche sono importanti fattori per la qualità dei vini de “Il Verro”.

I vini prodotti rientrano nella IGP Terre del Volturno ad eccezione dello spumante: tipologia non prevista nel Disciplinare.  

Il sig. Cesare Avenia è anche Presidente, dal 2019, di VITICA, il Consorzio di Tutela dei Vini di Caserta.
VITICA ha come obbiettivo la valorizzazione e la cura della filiera dei vini del casertano e tutela le DOC Aversa, Falerno del Massico e Galluccio, le IGP Terre del Volturno e IGP Roccamonfina.

Note di degustazione

Tutti i vini de “Il Verro” sono vinificati e affinati in acciaio ad eccezione del Montemaggiore, affinato in legno.

Shèeèp, vino spumante di qualità bianco, extra brut.

Spumante da uve Coda di Pecora, elaborato con il metodo classico, rifermentato in bottiglia per 42 mesi.

Colore paglierino con un perlage fine, al naso sentori minerali, agrumati, di mela verde e crosta di pane. In bocca è setoso, sapido, ampio con una elegante e persistente acidità.

Verginiano, IGP Terre del Volturno Bianco Pallagrello Bianco, 2024.

Giallo paglierino, dai profumi floreali (ginestra), fruttaiti e minerali, al sorso sapido, teso, complesso con fresca persistenza, buona potenzialità di invecchiamento.

Sheep, IGP Terre del Volturno Bianco, 2022.

Vino monovarietale da uve Coda di Pecora.

Giallo brillante, bouquet complesso, fruttato e florale, al palato è armonico, con buona sapidità, equilibrata acidità, ancora giovane con ampi margini di evoluzione nel tempo.

Pallagrello Nero IGP Terre del Volturno Rosso, 2024

Alla vista si presenta di un bel colore rosso rubino, con interessanti sentori fruttati (prugna e ciliegia), floreali (violetta) e leggera speziatura. Al sorso è sapido, schietto, gastronomico con tannini ben integrati.

Lautonis, IGP Terre del Volturno Rosso Casavecchia, 2022

Rosso rubino carico, profondo, profumi di frutta matura e piccoli frutti di bosco (mora) e nuance floreali, sapido, elegante, polposo, ancora giovane con tannini evidenti ma non aggressivi, lunga e piacevole persistenza.

Montemaggiore, IGP Terre d Volturno Casavecchia, 2019

Vino affinato 18 mesi in tonneau da 500 litri.

Colore rosso rubino intenso, quasi inchiostrato. Al naso esprime profumi di frutta matura scura (prugna) e floreali (violetta), arricchiti da leggere note speziate e vanigliate. Al palato è vibrante, fresco, sapido, vellutato, ottima la trama tannica. Ancora giovane.

Appunti sui vitigni

Tutti i vitigni sotto elencati sono varietà autoctone del casertano recuperati dall’oblio.

Coda di Pecora

Vitigno a bacca bianca, confuso nel passato con il Coda di Volpe. La due varietà hanno differenze morfologiche e vegeto-produttive evidenti. Vinificato in purezza apporta ai vini acidità equilibrata, sentori minerali, erbacei e di fiori bianchi, buona potenzialità di evoluzione nel tempo.

Il Pallagrello

Il nome Pallagrello è dato tradizionalmente due varietà distinte: una a bacca bianca e l’altra a bacca nera.

L’origine del nome è controversa, per alcuni deriverebbe dal termine dialettale “u pallare” che richiama la forma sferica degli acini, per altri da “pagliarello” nome attribuito localmente al graticcio di paglia dove venivano poste le uve.

Le due varietà devono la loro fama ai Borboni. Infatti Ferdinando IV di Borbone li considerava degni di essere allevati nella sua Vigna del Ventaglio di San Leucio (Caserta). Il vino veniva servito alla corte borbonica in tutte le occasioni importati.

La coltivazione dei due vitigni fu poi abbondonata e sostituita da varietà più produttive, solo negli anni ’90 del secolo scorso sono stati rivalutati.

Pallagrello Bianco

Vitigno a bacca bianca, nel passato era confuso con il Coda di Volpe bianco, ma le analisi molecolari hanno confermato che le due varietà sono distinte, come lo sono anche il Pallagrello di Avellino e il Pallagrello di Caserta (Costantini et al., 2005; Vouillamoz et al., 2012). Vinificato in purezza evidenzia sentori di mela, frutta gialla (pesca e albicocca) e leggera frutta esotica.

Pallagrello Nero

Vitigno a bacca nera. Alcuni lo collegano ad un vitigno di origine greca, per altri è una mutazione di colore del Coda di Volpe bianca (Vouillamoz et al., 2012). Studi del DNA hanno suggerito anche una stretta parentela con il Casavecchia (Masi et al., 2001). I vini raggiungono un livello qualitativo importante, ricchi di colore, sentori erbacei, speziati, di sottobosco e buona acidità.

Casavecchia

Vitigno a bacca nera dall’origine sconosciuta. Secondo una leggenda il vitigno fu rinvenuto presso un rudere, da qui il suo nome. Le analisi del DNA avrebbero rilevato che il profilo del vitigno non corrisponde a nessuna altra varietà conosciuta. Alcuni autori suggeriscono una corrispondenza con il “Trebulanum” menzionato da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia.  Grande potenzialità enologica, ricco di antociani, tannini morbidi, sentori di frutta matura, spezie e grande potenzialità d’invecchiamento.

Stralcio del Disciplinare IGP Terre del Volturno
Il Disciplinare prevede le tipologie: bianco, bianco amabile, bianco frizzante, bianco passito, rosso, rosso amabile, rosso frizzante, rosso passito, rosso novello, rosato, rosato amabile, rosato frizzante.
I vini devono essere ottenuti da vitigni, idonei alla coltivazione per le province di Caserta e Napoli, con bacca di colore analogo alla tipologia del vino.
Se vinificati (minimo 85%) con Aglianico, Asprinio, Casavecchia, Coda di Volpe, Falanghina, Fiano, Gr eco, Pallagrello bianco, Pallagrello nero, Piedirosso, Primitivo, Sciascinoso e Casavecchia possono riportare in etichetta il nome del vitigno.
La zona di produzione delle uve comprende il territorio di oltre 100 comuni in provincia di Caserta e tre in provincia di Napoli.

Azienda Agricola Il Verro srl

Via Lautoni snc – Località Acquavalle
Formicola – Caserta – www.ilverro.it

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