L’incontro organizzato dall’Unione Italiana Vini su “Vini dealcolati: dalla percezione al posizionamento”, in occasione di Vinitaly 2026, ha fatto una fotografia dell’attuale situazione in Italia dei vini “NoLo”.
Il 2026, a detta dei partecipanti, sarebbe l’anno della svolta per la produzione di vini dealcolati, in Italia, a seguito dell’emanazione nel corso dell’anno 2025 dei decreti MASAF (definizione di regole operative per i produttori e modalità di autorizzazione dei nuovi impianti).
Questo permetterebbe di colmare l’handicap con gli altri Paesi produttori, che dall’emanazione della normativa europea del 2023 avevano velocemente iniziato a produrre vini “NoLo”.
Oggi, le cantine si stanno attrezzando per produrli, le previsioni ipotizzate nell’incontro a Vinitaly è di una forte crescita della produzione nel 2026 (+90%, in particolare in Veneto), con l’obbiettivo di raggiungere un’importate quota di vendite all’estero (previsione 91%).
Le dimensioni del mercato dei vini dealcolati
Le slide proiettate a supporto degli interventi hanno illustrato la “Dimensione del mercato e delle prospettive di medio termine”, con i dati desunti dal “report e analisi” realizzati dall’Osservatorio del Vini su base dati NielsenIQ e IWSR.
I numeri, come evidenziato dal report, sono ancora bassi, ma cominciano a essere interessanti.
Nel 2025, in Germania, Regno Unito e Stati Uniti, i vini NoLo (no e low alcohol) hanno realizzato nelle GDO vendite per oltre 1,2 miliardi di euro, pari a circa di 160 milioni di bottiglie.
A seguito dell’andicap temporale che ha limitato la produzione in Italia, la quota di mercato si attesta attorno al 2,5% prevalentemente rivolta verso l’estero (Germania e Regno Unito).
L’obbiettivo però è trovare uno sbocco alle esportazioni negli Stati Uniti, Canada ma anche nuovi mercati come il Medio Oriente e l’Africa.
Altro dato interessante si riferisce all’indagine dell’Osservatorio Fipe-Uiv “Vino & Ristorazione” in collaborazione con Vinitaly:
“Il 71% dei ristoranti si dichiara di non essere interessato a inserire in carta i vini dealcolati, mentre solo il 3% dice di averli già in lista con successo. Anche chi non consuma bevande alcoliche dichiara (il 94%) di non aver acquistato un no-alcohol negli ultimi sei mesi, quota che sale al 98% tra i più giovani e scende all’89% tra i più maturi”.
Analisi dei consumatori
Le motivazioni che spingono al consumo dei vini dealcolati, secondo i “no-lo wine consumers”, sarebbero motivi di salute (48%) e riduzione di alcol (47%) ma anche ragioni legate all’aumento della qualità (35%).
L’analisi dell’Osservatorio su base Nielsen-IQ e Iwsr rileva andamenti piuttosto diversificati, sia per titolo alcolometrico, sia per tipologia di prodotto.
La tipologia che dimostra maggiore dinamicità sul mercato sono gli spumanti (nella categoria “zero”): in Uk (+24%, +17% per i prodotti italiani) e negli Usa (+15%, con l’Italia a +200%).
Il fattore generazionale segmentato per fasce di età (inferiore a 44 anni e maggiore di 44 anni) hanno evidenziato che Germania, Giappone, Francia e Spagna prevalgono i consumatori della fascia oltre i 44 anni mentre in USA, Gran Bretagna, Canada e Australia quelli di età inferiore.
Le riflessioni del segretario generale di Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti:
“Ma il tema del gusto rappresenta ancora un freno al consumo per il 25% dei potenziali clienti, quota che sta via via diminuendo in maniera direttamente proporzionale alla qualità di produzioni che possono solo migliorare, e su questo l’Italia gioca la propria partita decisiva. Un segmento di offerta, quello dei vini dealcolati, che rimane aperto sia tra consumatori astemi – con i GenZ (under 28 anni) che in Uk e negli Usa già li preferiscono alla birra – sia tra gli user enologici abituali, che in certe situazioni preferiscono non consumare alcolici”.
Quadro normativo
La normativa italiana ed europea dei vini dealcolizzati, il cui nome per comodità lessicale viene declinato in dealcolato, definisce due categorie:
- vini dealcolizzati: titolo alcolometrico effettivo non superiore allo 0,5% in volume,
- vini parzialmente dealcolizzati: titolo alcolometrico effettivo superiore allo 0,5% e inferiore al titolo minimo previsto per la categoria di origine,
e precisa:
- le tipologie: vini, vini spumanti, vini spumanti di qualità, vini spumanti di qualità di tipo aromatico, vini spumanti gassificati, vini frizzanti e vini frizzanti gassificati,
- le tecniche ammesse: evaporazione sottovuoto, tecniche a membrana, distillazione e il divieto di taglio tra vino e vino dealcolato,
- le modalità di etichettatura: devono riportare i termini di conservazione (scadenza) e le diciture “dealcolizzato” o “parzialmente dealcolizzato” (vietato il termine “alcohol-free”), oltre ovviamente tutte le diciture obbligatorie per i vini.
In Italia il Regolamento italiano, inoltre, prevede:
- il divieto di dealcolare totalmente o parzialmente prodotti vitivinicoli DOP e IGP,
- di separare il processo produttivo (es. gestione dell’alcol estratto) in strutture dedicate e fisicamente separate, con redazione di appositi registri telematici.
Abstract dal Comunicato stampa Area Media Corporate & Products Veronafiere
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