Verduno Pelaverga DOC

L’opportunità di degustare il Verduno Pelaverga DOC è stata la manifestazione Grandi Langhe 2026 a Torino.

Interessante Denominazione riservata a un vino distintivo rosso prodotto in una zona ristretta della Langa, un’isola tra i nebbioli da Barolo.

Stralcio dal disciplinare

La Denominazione è riservata alla tipologia:

  • Verduno Pelaverga” o “Verduno” con possibilità di aggiungere la menzione «vigna».

La base ampelografica:

  • vitigno Pelaverga piccolo: minimo 85%,
  • per il restante 15% possono concorrere, congiuntamente o disgiuntamente, uve a bacca nera non aromatiche, idonee alla coltivazione nella regione Piemonte.

La zona di produzione delle uve, comprende l’intero territorio del comune di Verduno e in parte quello dei comuni di Roddi d’Alba e di La Morra, tutti in provincia di Cuneo.

Alcuni requisiti

Il Disciplinare precisa che l’immissione al consumo può avvenire solo a partire dal 1° marzo dell’anno successivo a quello di vendemmia.

Appunti storici

L’origine del Pelaverga piccolo è incerta, forse potrebbe essere originario di Verduno, infatti, localmente è detto Pelaverga di Verduno, anche se la tradizione attribuisce il suo l’arrivo in Langa al seguito del beato Sebastiano Valfrè dal Saluzzese.

Nel Saluzzese effettivamente viene coltivato un vitigno: il Pelaverga (Pelaverga grosso), varietà distinta dal Pelaverga piccolo, come attestano studi effettuati nei primi anni ’90 (Mannini et al., 1991 – Schneider e Mannini, 2006).

Utilizzato da sempre in uvaggio, nei primi anni ’70 del secolo scorso alcuni produttori iniziarono le prime sperimentazioni per valutarne le potenzialità enologiche.  

Questa sperimentazione, unitamente agli studi della Facoltà di Agraria di Torino (ora DISAFA) e all’ausilio dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Asti (ora CREA), portarono:

  • nel 1994 all’iscrizione del Pelaverga con il nome Pelaverga piccolo al Registro Nazionale delle Varietà di Vite (codice 330 – 24/11/1994),
  • nel 1995 all’ottenimento della DOC (DM 20.10.1995 GU 270 – 18.11.1995).

Oggi la superficie vitata è di circa 35 ettari (fonte Federdoc) con una produzione in vino di circa 2.000 ettolitri (fonte Valoritalia).

Terreni e vinificazione

I vigneti, con giacitura collinare (altezza massima 500 metri s.l.m), sono messi a dimora su terreni argillosi, calcarei, sabbiosi del piano Tortoniano (Marne di Sant’Agata Fossili) e del piano Messiniano (Formazioni della Vena del Gesso).

Alla vendemmia selettiva delle uve seguono: breve macerazione, vinificazione in vasche d’acciaio inox o cemento e la fermentazione malolattica.

Per l’affinamento, in genere, si utilizzano vasche d’acciaio o anfore, è raro l’impiego del legno.

Note di degustazione

La degustazione ha interessato quattro Pelaverga Verduno DOC, millesimo 2024.

Tutti i vini degustati hanno come base ampelografica 100% Pelaverga piccolo e presentano una nota cromatica comune: rosso rubino con riflessi violacei, leggermente aranciati.

Cantina Massara – Burlotto Gian Carlo, Verduno

Al naso è fine, complesso, etereo, con sentori fruttati (ciliegia), al palato avvolgente, secco, equilibrato, con una buona struttura, aromi speziati.

I Brè, Verduno

Interessanti profumi fruttati, leggeri sentori floreali e note speziate (pepe bianco), al sorso è fresco con un equilibrata acidità, espressivo, lungo.

Reverdito Michele, La Morra

Si propone con note floreali, fruttate, reso elegante dalla speziatura, al palato è equilibrato, croccante, fine con finale lungo molto piacevole.

San Biagio, La Morra

Sentori floreali (rosa), fruttati (marasca) e speziati (pepe), etereo, piacevole al sorso, elegante, vellutato con un lungo finale armonico.

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