Una masterclass organizzata dalla Camera di Commercio di Torino in occasione di Terra Madre 2026 ha permesso di conoscere e degustare il Baratuciat, un vino bianco raro vinificato con le uve omonime, riscoperto negli anni ’90 del secolo scorso.
Vitigno, da sempre coltivato nella Bassa Valsusa (Almese, Villarbasse), aveva rischiato la totale estinzione in quanto era considerato un’uva da mensa di scarsa qualità.
I motivi del suo abbandono si possono attribuire ad alcuni fattori:
- alla difficoltà dell’uva a maturare a causa della sua grande vigoria dovuta alla forma di allevamento tradizionale a pergola (localmente detta topia),
- al fattore antropico: spopolamento delle campagne e industrializzazione,
- alla fillossera, arrivata in Val Susa nel 1928, con conseguente sostituzione di vitigni con quelli più performanti.
La riscoperta
Il merito è da attribuirsi alla lungimiranza di un viticoltore di Rivera di Almese, Giorgio Falca, che, dovendo spiantare un pergolato adiacente alla casa, salvò alcuni rami che diventarono barbatelle.
A seguito di una ricerca dell’Università di Torino e del CNR sui vitigni autoctoni della Val Susa, legata alla concessione della DOC Valsusa (1997), Giorgio Falca portò all’attenzione dei ricercatori il Baratuciat.
Le analisi evidenziarono nessuna corrispondenza genetica con altre varietà, le microvinificazioni fecero emergere la sua grande potenzialità enologica.
Nei primi anni 2000 il vitigno venne inserito tra le varietà storiche del Piemonte da preservare e da recuperare.

Il grande impulso alla coltivazione del Baratuciat è da attribuire a un vigneron di Almese, Giuliano Bosio, che ha creduto fortemente sulle attitudini enologiche di questo vitigno.
Le prime vinificazioni, avvenute nella Cantina Bonafus della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, confermarono le qualità enoiche del vitigno.
Di conseguenza, la lungimiranza di Giorgio Falca e la tenacia di Giuliano Bosio hanno permesso di poter degustare un vino, diventato un’eccellenza nel panorama enologico del Piemonte.
Oggi
Nel 2019 una modifica al Disciplinare di produzione della DOC Valsusa ha inserito la tipologia “Valsusa Baratuciat” (minimo 85%).
Nello stesso anno è stata costituita l’Associazione Tutela Baratuciat e vitigni storici Sagra di San Michele per la promozione e recupero del Baratuciat e della biodiversità viticola del territorio.
Oggi la coltivazione del Baratuciat è concentrata prevalentemente in Piemonte:
- Bassa e Alta Valsusa, Basso Monferrato, Langhe e Canavese,
- la produzione si attesta sulle 30.000 bottiglie.
Alcune caratteristiche sensoriali del Baratuciat
Vitigno a bacca bianca a triplice attitudine: spumante, fermo secco e passito.
Se vinificato fermo, secco, il vino si presenta generalmente con un colore giallo paglierino più o meno carico con tonalità da verde a verdognolo. Il profumo è intenso caratterizzato da note prevalenti di mela (verde), ananas e con peculiari sentori erbacei, di eucalipto e di miele (acacia) e, con l’invecchiamento, di idrocarburo. Al sapore evidenzia una struttura importante e un ottimo equilibrio tra acidità e sapidità, longevo.
Un’altra caratteristica è la sua sensibilità al terroir (suolo, fattore antropico) che ne fanno un vino non omologo, sempre sorprendente.

Note di degustazione
I vini degustati, durante la masterclass, sono stati prodotti della cantina di Giuliano Bosio, Soc. Agr. Agriforest di Almese.
Cin Cin Nato, Brut, Spumante di qualità Metodo Classico
Spumante brut ottenuto da uve Baratuciat 100%, vendemmia 2019, affinato 48 mesi, sboccatura agosto 2024.
Uno spumante che sorprende per la sua freschezza, materico e dalla ottima cremosità tattile. Al naso note di crosta di pane che sfumano in sentori di erbe aromatiche (salvia, eucalipto). Al sorso è elegante, setoso dalla equilibrata acidità, sapido con un finale persistente. Uno spumante gastronomico.
Gesia Veja, vino bianco
Vinificato con uve 100% Baratuciat, vendemmia 2025.
Brillante, giallo paglierino con leggere note verdognole, opulento al naso, una tavolozza di profumi che si evolvono da fiori bianchi (acacia) a frutta bianca (pesca) seguiti da sfumature minerali e mielate. In bocca verticale, giustamente acido e salino, cangiante e complesso. Gli aromi ricordano un vino da uve leggermente surmature.
Gesia Veja, vino bianco
Vinificato con uve 100% Baratuciat, vendemmia 2020.
Giallo paglierino, evidenzia profumi avvolgenti di frutta secca (nocciola) che si evolvono in eleganti sentori di idrocarburo, che lo rendono elegante, l’acidità e la salinità che si rilevano al sorso ne fanno un vino vibrante, ancora giovane, con un ulteriore grande potenziale di evoluzione nel tempo.
La masterclass ha confermato le qualità: opulenza olfattiva e capacità di invecchiamento, ma
Degustare un Baratuciat è emozionante in quanto è l’occasione per conoscere un vino prodotto con una varietà che ha rischiato l’estinzione.












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